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Politica
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Il governo inganna i terremotati

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 IL RISCHIO INTOLLERANZA

Inqualificabile episodio di violenza contro il Presidente del Consiglio dei Ministri, Silvio Berlusconi, che, durante una manifestazione pubblica, è stato colpito al volto da un pesante oggetto, lanciato da un uomo, subito bloccato e accompagnato in questura.

Al Presidente Berlusconi tutta la solidarietà dovuta a chiunque subisca violenza di qualsiasi natura: il vivere civile è fatto di tolleranza, rispetto per le opinioni altrui e tutela dell'integrità fisica.

Nonostante Silvio Berlusconi, sia il teorico e il campione dell'intolleranza, oltre ad essere alfiere di un modo di fare politica violento, che predica la sottomissione di alleati e controparti, che nella bugia trova la propria naturale espressione, non è possibile gioire per quanto è accaduto oggi.

E' necessario che il dibattito politico torni ad essere confronto di idee, opinioni, proposte concrete su come affrontare e risolvere i malanni che affliggono la nostra società.

Il primo passo in questa direzione, dovrebbe farlo proprio il Presidente del Consiglio: rinunci alle leggi ad personam per risolvere i propri guai giudiziari e alle manovre finanziarie che hanno lo scopo di salvaguardare gli interessi di chi è ricco, spesso illecitamente, contro chi è povero e subisce le conseguenze di una crisi dei mercati che certamente non ha contribuito a creare. 

Rinunci a proporre e perseguire la modifica della Carta Costituzionale, con il solo scopo di garantire a se stesso l'impunità!

Francesco Mongioì

Ultimo aggiornamento Domenica 13 Dicembre 2009 20:19
 
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PRESIDENTE, RITIRI QUELLA NORMA DEL PRIVILEGIO

SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.

Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.

Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.


ROBERTO SAVIANO

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Antimafia a parole

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ultimo aggiornamento 06/09/2010 ore 08.17